Le Marche: una terra di panorami mozzafiato e slip

Oggi è una di quelle giornate in cui darei fuoco a casa pur di non mettere a posto e guardare, invece, la nuova puntata di True Detective. Allora scrivo così mi rilasso un po’ e siccome son tanto distratta, le polpette brucerò .

Ultimamente la mia vita si divide tra voglia di non fare niente e weekend fuori che me ne fanno venire ancora meno. Quest’ultimo, in particolare, sono stata nelle Marche, una di quelle regioni che non sai definire, salvo poi scoprire che è bellissima. Ma andiamo con ordine ché oggi non riesco a concentrarmi su nulla che non siano le mie unghie.

VENERDI’ – Prima tappa: Morolo (provincia di Frosinone), dove ho incontrato i ragazzi con cui sarei partita il giorno dopo. Era dal 1847 che non dormivo a casa dei genitori di un’amica, ma è stato un gradevole back to the future se solo non mi avesse fatto sentire che ormai è tempo di organizzare i pigiama party per i miei figli, altro che farmi preparare il caffè e latte dalla mamma di qualcun altro. Cose da fare se siete in quelle zone: fotografare tutti i vicoli che faranno impazzire la gente su Instagram, fermando il traffico locale. Andare a fare l’aperitivo al bar Celani (qui) e parlare di cose talmente frivole che anche il parrucchiere si rifiuterebbe. Assaggiare un hamburger con ingredienti a km zero (qui) e ordinare patatine fritte con venti salse diverse, impedendo a chiunque di mangiare prima di aver fatto mille foto, perchè noi siamo di Instagram e siamo il nuovo circolo astrofili del liceo. Cioè veniamo derisi da tutti e parliamo una lingua incomprensibile ai più. Dormire nello stesso letto con la tua amica, cercando di occupare meno spazio possibile dal momento che odi il contatto fisico anche con la tua stessa sorella.

SABATO – Partenza all’alba stile Fantozzi Subisce Ancora (per non dimenticare) armati di due bottiglie d’acqua e due pacchi di biscotti perchè la mamma è italiana anche quando è nata in Canada. Arrivo nelle Marche senza mai fermarci, idratarci o nutrirci perchè noi siamo di Instagram e non abbiamo bisogni fisiologici. Giusto il tempo di lasciare le valigie nell’appartamento trovato tramite Airbnb (sempre qui, consigliato se si vuole alloggiare in una casa privata senza essere dissanguati dall’opzione albergo, sconsigliato se avete i soldi pe’ fa’ na guerra), che ci vengono a prendere gli amici indigeni. Non nel senso di cannibali con i gonnellini di paglia, ma marchigiani che, avrei poi visto, usano quasi esclusivamente gli slip per andare al mare.

Ora, io ho scoperto che le Marche sono un gran bel posto, dove la natura è ancora in parte incontaminata e l’acqua se la batte con quella della Sardegna. Quello che avrei appreso di lì a poco è che io sono bionda dentro e fuori, una ragazza di città per cui il massimo del freeclimbing è salire le scale quando l’ascensore è fermo. Io sono cintura nera di mezzi di trasporto, andavo al liceo ai tempi in cui girava ancora l’eroina e i tossici chiedevano gli spicci alla stazione. Ho passato la fase gabber durante la quale ho fatto amicizia con personaggi dal coltello veloce. Ma appena vedo un sentiero mi prende il panico, ho paura che cadrò e mia madre saprà di me dal telegiornale. Anche se il sentiero è in piano, asfaltato e con le guardie svizzere, io me ne sbatto, sono di Instagram e ho il diritto di lamentarmi.

Oltretutto i marchigiani sono delle specie di stambecchi senza cellulite che corrono disinvolti da uno scoglio all’altro, da un precipizio all’altro e io non ho potuto fare altro che seguirli incerta sulle mie Converse, aggrappandomi a qualsiasi cosa mi sembrava solida, mentre tutti alzavano gli occhi al cielo perchè “da ando’ è uscita questa” (per i sottotitoli provate con Google Traduttore). Quando sono riuscita a scendere a valle, questo è stato lo spettacolo che mi si è parato davanti

Le Marche sono così, una bella donna chiusa in una torre circondata dai coccodrilli, che però ti aspetta senza mutande. Te la devi sudare.

Detto ciò, facciamo il primo bagno nelle acque della spiaggia San Michele, dove ho avuto il primo sentore che i pantaloncini da mare non sono arrivati in questa regione. Donne, sappiate che è un piacere solo quando dentro quegli slip c’è David Beckham, ma quando sarete all’altezza del pacco di Indro Montanelli poco prima della dipartita, mi saprete dire.

Tappa fissa è anche la spiaggia delle Due Sorelle, una lingua di sassi bianchi e acqua cristallina, raggiungibile solo via mare. E siccome noi siamo di Instagram, sputiamo sopra il comodo traghetto per prendere la canoa. Inutile dirvi che il gioco vale la candela, ma siate meno biondi di me, copritevi di protezione solare 100 + con la cazzuola prima di affrontare una traversata allo zenith.

Il pomeriggio dello stesso giorno facciamo un giro per il porto di Ancona e poi aperitivo al Passetto, la zona dove si erge il monumento ai caduti e dove io ho trovato un farmacista a cui ho implorato disperatamente di vendermi della morfina per le ustioni sulle gambe. Purtroppo mi ha dato solo dello stupido Foille, ma in compenso ho imparato il termine marchigiano per scottatura: “rosciolata”. Cosa ve ne farete quando starete bestemmiando tutti i santi per il dolore provocato anche da un filo d’aria, non lo so, ma d’altronde io sono di Instagram, non posso sape’ tutto io.

IMG_1225

DOMENICA – C’è stato un tempo in cui l’alba si faceva perchè non eri proprio andato a dormire, poi arriva la vecchiaia che porta con sé quegli hobby un po’ antiquati come la pesca o Instagram, che motivano la sveglia alle cinque di mattina. Direzione Portonovo, per vedere lo scoglio definito come “La Vela”. Nel caso ve lo chiedeste, sì, dovete camminare un po’ tra le rocce per raggiungerlo, anche se non siete di Instagram.

Il resto della mattinata l’ho passato su un tavolino all’ombra a fissare tutte le forme sotto gli slip, che neanche Cicciolina ne ha visti così tanti, finchè non è arrivato il momento che preferisco in assoluto: quello di mangiare. I nostri ospiti ci hanno portato in uno dei ristoranti affacciati sul mare (qui) per assaggiare le cozze selvatiche che vengono chiamate “moscioli”. Andando a cercare il nome del locale, ho trovato delle pessime recensioni e voglio che lo sappiate. Io però ci ho mangiato e non sono d’accordo. Si spende tanto? Opinabile, 38 euro per una sfilata di antipasti, due assaggi di primi, una frittura di gamberi e calamari e una di pesci misti, ottomila bottiglie di vino, amari e ammazzacaffè non mi sembra esagerato. D’altronde ho scoperto che il gusto è soggettivo, ma per me è stata la fine degna di un weekend faticoso ed emozionante, fatto di stradelli, bestemmie, amicizie appena nate, altre che diventano sempre più forti e paesaggi da togliere il fiato.

Però magari un’altra volta l’account Instagram non me lo apro.

Annunci

Con il sudore del tuo volto mangerai la piadina

Cari amici uniti nella gioia e nel sudore, eccoci al riassunto settimanale delle precedenti puntate di “Agnese, un anno per capire un blog”.

Intanto voglio annunciare di aver ritrovato login e password di Aruba; ora mancano 50 euro e potrei ottenere un dominio tutto mio, che mi permetterebbe di urlare: “Il mio dominio per un gattino!”. Tante volte ve lo doveste chiedere, il mio compleanno è a dicembre, si accettano offerte votive.

Nel frattempo che racimolo questo gruzzolo, ho trovato il modo per: 1) stressarmi dietro un lavoro precario, 2) stressarmi dietro un amministratore il cui secondo nome è David Copperfield, 3) stressarmi per il caldo umido e schifoso. E nonostante ciò, sono riuscita a fare un weekend fuori con la scusa di un concerto a Ferrara.

Partenza il sabato mattina con comodo, giusto il tempo di rendermi conto di aver lasciato il portafoglio a casa, comunicarlo alla metà bestemmiante del cielo e tornare indietro per il recupero bottino. Primo stop, Cetona.

Cetona è un comune della provincia di Siena, dove anni fa i miei genitori comprarono una casa per trascorrere la pensione come vecchi lord inglesi. Raccontata così, la mia famiglia sembra parte della nobiltà romana, che ha fatto della Toscana il suo buen retiro. Invece i miei, che da sempre sognano il Devon e le figlie contesse di qualche “shire”, hanno trovato qui il giusto compromesso tra Casa Howard e una prole più vicina a Courtney Love che a Kate Middleton.

IMG_0847 IMG_0878

Lo sport ufficiale di Cetona è il dolce far nulla, sonnecchiare tirando le tende per far filtrare solo una lama di luce, mangiare come se non ci fosse un domani, oziare sotto l’ombrellone della piscina condominiale tra la lavanda e gli alberi da frutto. Uno sporco lavoro insomma.
La mia routine toscana, di solito, prevede: alzare al massimo un sopracciglio per dire “sì”, due per dire “ma de che stamo a parla’”. Evitare tutti i conoscenti dei miei da quando sono stati nominati baronetti della Val D’Orcia ad honorem, con la spiacevole conseguenza di dover salutare tutta la loro corte che arriva fino a Montepulciano. Sto scherzando, tranne quando dico che un tragitto di venti metri con loro diventa di due km dal momento che devono scambiare convenevoli con qualsiasi creautura vivente.
Infine, la mia giornata tipo si conclude al Caffè dello Sport, uno dei due bar che si affacciano sulla piazza di Cetona. Lì metto le gambe sotto il tavolo e non mi schiodo finché riesco a tenere gli occhi aperti, nutrendomi di tartine e calici di vino bianco ghiacciato. Se dopo settordici giri di Pinot le forze mi assistono, continuo in qualche ristorante oppure torno a casa a farmi ingozzare da mamma.
In assoluto, i miei posti preferiti dove mangiare sono quelli aperti da Nilo (Qui), un tizio strampalato che mi ricorda vagamente Charlie Chaplin e che in cucina ha le mani di fata.

Il giorno dopo partiamo alla volta di Ferrara per assistere al concerto dei Jesus and Mary Chain ( nel caso doveste esservi persi qualcosa degli ultimi trent’anni di musica, qui il mio live report del concerto).

Cercherò di riassumere la città emiliana nel periodo estivo con poche parole: è umida. Ma non umida della serie non è tanto il caldo quanto l’umidità. Ferrara è un bagno turco, è costruita sul vapore, le ragazze sono tutte ricce perchè non fanno in tempo a farsi la piastra ché il sudore increspa i loro capelli.
Ho scoperto, a tal proposito, due aspetti positivi. Intanto puoi ingurgitare tutta la birra che riesci e il giorno dopo hai il fisico di Belen, visto che è un continuo spurgare come le lumache. In più puoi sudare in santa pace, forte del fatto che è uno stato comune e nessuno ti giudicherà se hai pezzetti di carta appiccicati alla fronte o hai raccolto moscerini come glitter sugli occhi.

Quindi, donne, avvicinatevi con fiducia al comune di Ferrara.

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

E questo, miei gatti indemoniati, è il racconto di come, per due giorni fuori, sto brucando insalata da una settimana. Il morale della favola è che i liquidi in eccesso si chiamano tali perchè le tossine espulse, le cacci dalla porta, ma rientrano dalla finestra.

Ps. Nel caso voleste andare a sudare in quel di Ferrara, io ho alloggiato in un albergo abbastanza spartano, ma pulito, centrale e con personale alla mano (Link per informazioni) e mangiato una piada farcitissima di calorie qui. Per tutto il resto c’è Mastercard. La vostra.

Molto comodo, molto bene

Quale modo migliore se non cominciare un lunedì di luglio, con 70° all’ombra e il 280% di umidità, con un mio blaterare del nulla? Potrebbe esser peggio (qui per esempio).

Questo weekend non ho volutamente fatto altro che mangiare, per poi lamentarmi che tutte sono più magre di me, pure la Spice Girl chiatta che poi è dimagrita.

VENERDI’ – Ho partecipato a una serata all’insegna dell'”home restaurant”. Come dice la parola stessa, si tratta di un pasto (solitamente cena) servito in un’abitazione privata con un numero limitato di partecipanti. Le motivazioni che spingono una persona a usare una formula del genere possono essere le più disparate (e disperate se siete sfigati e nessuno vi invita mai al ristorante, perchè il bello di questi eventi è che il più delle volte ci si siede con sconosciuti).
Dall’assaporare uno spaccato di vita quotidiana senza il rischio di trovarsi a pagare 80 euro in un locale turistico per un piatto di spaghetti scotti, alla scoperta che Marchesi ha aperto le porte di casa sua per poterlo guardare cucinare riso oro e zafferano.

Del perchè io abbia accettato di stare a tavola con degli sconosciuti, è uno dei misteri non svelati di Fatima. Io nell’ordine odio: il cin cin sbattendo i bicchieri; guardarsi negli occhi tenendo le palpebre su con degli stecchini se no porta male; dormire nello stesso letto con un parente, figuriamoci mangiare con degli estranei. Ma siccome il pericolo è il mio mestiere, sono andata qui. E con mia grande sorpresa ho assaggiato un cous cous alla trapanese a regola d’arte e goduto della compagnia di stravaganti quanto interessanti commensali. Uno su tutti: una ragazza romana che ha vissuto anni in Cina. A quanto pare a Pechino esiste la tradizione secondo la quale, nel caso in cui le cose in una coppia si facciano serie, lei debba stare tre giorni da sola con la madre di lui, dormendo anche nello stesso letto. Praticamente Romero che fa il remake di Quel Mostro Di SuoceraNel caso vi domandaste come è andata a finire: lei ha un figlio con un nigeriano.

IMG_0649 IMG_0650

SABATO – Qualcuno che dovrebbero proclamare patrimonio Unesco per la gastronomia, è la madre del mio ragazzo. Lei non cucina, lei declama piatti. Mai come mia madre che è santa e pure gelosa, ma diciamo che sta ai fornelli come Houdini alle catene. E soprattutto è una di quelle donne come io non sarò mai. Cucina per quaranta persone senza lavastoviglie e mantenendo la frangetta immobile. Se tu le chiedi il filetto alla Wellington lei va, sconfigge di nuovo Napoleone a Waterloo mentre stende la sfoglia, convince il manzo a morire per il bene superiore e te lo presenta nel giro di un quarto d’ora. Io: non invito mai nessuno a casa perchè mi pesa caricare anche la lavastoviglie, quando sono stata drogata e convinta a farlo ho sudato le sette camice dell’Apocalisse (minuto 6.10 qui). Alla fine ci ho messo quaranta minuti per ordinare una pizza, odiando tutti i presenti.

Sabato scorso, in particolare, ha detto “venite che faccio due spaghetti col pesce”. Pareva avesse cucinato l’intero cast de La Sirenetta. 

IMG_0673 IMG_0675

DOMENICA – Finalmente è arrivato il mio momento per darvi una ricetta facile facile che non potete dire di no. Andate al mare sbattendovene che casa sembra Nagasaki. Tornate poco prima che il supermercato chiuda per prendere 87 birrette. Apritene 86 dicendo “certo si sta bene qui in terrazza eh?!”. Alle dieci meno un quarto tirate fuori le piadine e gli affettati gentilmente finanziati da mamma, riempite con mozzarella di bufala e dimenticate pure come vi chiamate. E come direbbe Benedetta Parodi: “Molto comodo, molto bene”.

IMG_0714

Cattiva maestra

Se sono al secondo post, vuol dire che quantomeno ho capito la sezione Articoli di WordPress for Dummies. Che poi il blog non sia indicizzato, non ho un dominio, continuo a non avere chiaro il concetto di hosting e SEO, è un altro paio di maniche. Ho detto che mi sono laureata, non che abbia capito come. D’altronde il giorno della tesi i miei genitori mi hanno dato uno di quei biglietti a forma di quotidiano con su scritto “sia ringraziata la Madonna” “nessuno ci credeva più” e altre amenità. Confido nel fatto che, come alla fine ‘sta matematica non mi è servita poi a molto (tanto a un certo punto sono arrivati degli sfigati che hanno creato lo smartphone), nello stesso modo verrò a capo di questi piccoli dettagli. E siccome sono bionda, la riflessione del giorno è sulla televisione. Ma non tipo Popper quando parla di “cattiva maestra” o in termini di quarto potere e il Signore sta arrivando, fingetevi morti. No no no, proprio di programmi televisivi da guardare quando si ha bisogno di far respirare il cervello. Vorrei potervi dire qualcosa di veramente profondo, dimostrare ai miei genitori che i soldi spesi per la mia istruzione sono stati benedetti. Invece no, siamo nati per morire e i soldi usateli per un buon corso di ricostruzione unghie. Pratico, esentasse e immediato. Se però cercate una risposta a un bisogno impellente dopo una giornata a pensare, risolvere problemi, cercare scappatoie, creare situazioni, Real Time è il vostro uomo. Visibile sul canale 131 di Sky e 31 del digitale terrestre.

1) Il Nostro Piccolo Grande Amore. In realtà al momento questa serie è terminata, ma ha rallegrato le mie giornate per lungo tempo e, non si sa mai, potrebbe ricominciare. Si seguono le vicende di una coppia di nani che adottano altri due nani per finire la collezione di Polly Pocket. Certo sono nani ricchi e questo li agevola non poco nella vita quotidiana. Provate a essere nani a San Basilio, uno ce ne avevamo qua a Roma e lo hanno arrestato (per vostra conoscenza). Però sono carini, non come Tyrion Lannister ma carini e utili allo scopo di farvi sperare che tutti nella vita possono accoppiarsi.

2) Il Boss delle Cerimonie. Se mai mi sposerò, sarà nel castello di Don Antonio, vestita con sei kg di glitter e i capelli cotonati. La visione di questo programma ha un solo effetto collaterale: automaticamente sarete retrocessi alla quinta elementare.

3) My Body Bizarre. Qui il più pulito ha la rogna. Gente con tumori a forma di Doraemon, ultrasettantenni dalle dimensioni di Alvin Superstar Alvin Rock’n’Roll, individui senza naso senza bocca senz’anima. No se siete facilmente impressionabili, sì se il vostro problema più grande sono le doppie punte.

4) Malattie Imbarazzanti. Tre dottori usciti da Pitti Immagine infilano le dite nei posti più assurdi che riusciate a immaginare.

5) Tutti i programmi che contengono calorie, i cui protagonisti smadonnano e maledicono i morti dei concorrenti/partecipanti. Da Gordon Ramsey – l’originale in fatto di bestemmie al prossimo – a Ernst Knam, il Goebbels della pasticceria. Tutti tranne Benedetta Parodi, che la parola più volgare che usa è sac a poche.

6) Alta Infedeltà. Ricostruzioni rocambolesche di tradimenti, dove la scelta degli attori è stata fatta da Lory Del Santo.

7) Io e La Mia Ossessione. Quando penserete di uno tatuato che è “strano” o “trasgressivo”, provate a immaginare come sarebbe tornare un giorno a casa e una persona a voi cara vi comunica che è fidanzata con un delfino gonfiabile. Oppure a Natale, durante il pranzo dove spuntano parenti mai visti, la persona cara di cui sopra inizia a pasteggiare con il borotalco. Adavede che risate.

8) Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Gipsy. Ragazze di quindici anni che si sposano con uomini dai denti d’oro (a volte senza denti), indossando vestiti decorati con uccelli del paradiso e pizze capricciose.

Potrei continuare per ore e, comunque, non riuscirei a rendere conto dell’affascinante mondo di Real Time. Da “Jessica Rizzo che non sapeva di essere incinta” ad “Ammazzerò tuo padre, tua madre e tre quarti della palazzina tua”.

E questo, miei giovani Padawan, è il mio contributo al mondo dei mass-media. Poi, se Sky mi vuole offrire uno stage alla luce della grande conoscenza e dedizione che ho dimostrato, non sarò certo io a rifiutare.

Aurea mediocritas

Stamattina mi sono svegliata con tanto di quel tempo libero e neanche una goccia di volontà. Ho gironzolato per casa raccogliendo qualche vestito lasciato qui e lì per darmi un tono da casalinga indaffarata. Ho fatto colazione e lasciato la tazza nel lavello perchè ho cominciato a sudare. Ho fissato il muro per un quarto d’ora. Alla fine di questo dolce far niente, ho deciso di mettermi a scrivere per l’ennesima volta un blog.

Sì perchè mica è la prima volta che tento questa strada. Addirittura mentre frequentavo lo IED, ci fecero comprare un dominio su Aruba. I 50 euro spesi peggio nella storia dello shopping. Il docente diceva cose del tipo “hosting”, “dominio”, che suonavano alle mie orecchie come formule magiche durante l’ora di pozioni a Hogwarts. Vedevo i miei compagni di corso cambiare font e inserire link, sembrando tanti Russell Crowe che fa John Nash mentre scrive le sue teorie sullo specchio del bagno.

A me faceva solo ridere la parola Aruba. Andare Aruba. Aruba mazzetto.

In conclusione mi sono detta che io non sono capace a tenere un blog. Ci vuole una disciplina che a me manca. Ho cominciato più diete di Nadia Rinaldi, finendo sempre per nutrirmi di insalata i primi tre giorni e di bastoncini Findus gli altri, tanto mi alleno e poi è sempre pesce.

Ci vuole costanza. Figuriamoci, io sono passata dal pianoforte – quando uscì Lezioni di Piano per cui andai in fissa credendo che se avessi continuato, un nerboruto maori mi avrebbe portata in un atollo a fare nulla se non suonare – alla chitarra elettrica nel periodo della ribellione adolescenziale. Era il momento del grunge e io odiavo tutti. Oggi odio tutti ma senza uno strumento.

E, last but not least, sono distratta. L’altro giorno ci ho messo due ore per raccogliere i panni. Piegavo una maglietta e mi veniva in mente la foto di una gita scolastica che dovevo assolutamente cercare. Provavo ad accoppiare i calzini e la mia attenzione veniva catturata da qualche programma su malattie fastidiose e mortali in televisione.

Perchè, allora, sto scrivendo oggi? Un po’ per accontentare mia madre. Lei crede veramente in queste cose strampalate. Non ha mai voluto che diventassi un medico o un ingegnere, se le avessi detto di voler essere la regina del cinema muto avrebbe detto “ok”. Però odia che si perda tempo. Nella top ten delle sue frasi più ricorrenti c’è “cosa hai fatto di produttivo per la tua vita oggi?”. Per me già non aver dato fuoco a casa è una risposta più che sufficiente, ma non per lei.

Un po’ per tutti gli amici che nella vita hanno riso o si sono commossi su un qualcosa scritto da me, convincendomi che, forse, qualche parola in croce la posso dire anch’io.

E, infine, per tutti quelli che magari hanno pensato di non aver molto da condividere. Non sanno cucinare, non sanno fotografare, non sono Dante Alighieri. A tutti loro voglio rivolgere il mio messaggio di speranza “sticazzi”.

La classe politica sa governare? E allora proprio io oggi mi devo dare pena se il mio blog apporterà un cambiamento nel panorama letterario mondiale?