Molto comodo, molto bene

Quale modo migliore se non cominciare un lunedì di luglio, con 70° all’ombra e il 280% di umidità, con un mio blaterare del nulla? Potrebbe esser peggio (qui per esempio).

Questo weekend non ho volutamente fatto altro che mangiare, per poi lamentarmi che tutte sono più magre di me, pure la Spice Girl chiatta che poi è dimagrita.

VENERDI’ – Ho partecipato a una serata all’insegna dell'”home restaurant”. Come dice la parola stessa, si tratta di un pasto (solitamente cena) servito in un’abitazione privata con un numero limitato di partecipanti. Le motivazioni che spingono una persona a usare una formula del genere possono essere le più disparate (e disperate se siete sfigati e nessuno vi invita mai al ristorante, perchè il bello di questi eventi è che il più delle volte ci si siede con sconosciuti).
Dall’assaporare uno spaccato di vita quotidiana senza il rischio di trovarsi a pagare 80 euro in un locale turistico per un piatto di spaghetti scotti, alla scoperta che Marchesi ha aperto le porte di casa sua per poterlo guardare cucinare riso oro e zafferano.

Del perchè io abbia accettato di stare a tavola con degli sconosciuti, è uno dei misteri non svelati di Fatima. Io nell’ordine odio: il cin cin sbattendo i bicchieri; guardarsi negli occhi tenendo le palpebre su con degli stecchini se no porta male; dormire nello stesso letto con un parente, figuriamoci mangiare con degli estranei. Ma siccome il pericolo è il mio mestiere, sono andata qui. E con mia grande sorpresa ho assaggiato un cous cous alla trapanese a regola d’arte e goduto della compagnia di stravaganti quanto interessanti commensali. Uno su tutti: una ragazza romana che ha vissuto anni in Cina. A quanto pare a Pechino esiste la tradizione secondo la quale, nel caso in cui le cose in una coppia si facciano serie, lei debba stare tre giorni da sola con la madre di lui, dormendo anche nello stesso letto. Praticamente Romero che fa il remake di Quel Mostro Di SuoceraNel caso vi domandaste come è andata a finire: lei ha un figlio con un nigeriano.

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SABATO – Qualcuno che dovrebbero proclamare patrimonio Unesco per la gastronomia, è la madre del mio ragazzo. Lei non cucina, lei declama piatti. Mai come mia madre che è santa e pure gelosa, ma diciamo che sta ai fornelli come Houdini alle catene. E soprattutto è una di quelle donne come io non sarò mai. Cucina per quaranta persone senza lavastoviglie e mantenendo la frangetta immobile. Se tu le chiedi il filetto alla Wellington lei va, sconfigge di nuovo Napoleone a Waterloo mentre stende la sfoglia, convince il manzo a morire per il bene superiore e te lo presenta nel giro di un quarto d’ora. Io: non invito mai nessuno a casa perchè mi pesa caricare anche la lavastoviglie, quando sono stata drogata e convinta a farlo ho sudato le sette camice dell’Apocalisse (minuto 6.10 qui). Alla fine ci ho messo quaranta minuti per ordinare una pizza, odiando tutti i presenti.

Sabato scorso, in particolare, ha detto “venite che faccio due spaghetti col pesce”. Pareva avesse cucinato l’intero cast de La Sirenetta. 

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DOMENICA – Finalmente è arrivato il mio momento per darvi una ricetta facile facile che non potete dire di no. Andate al mare sbattendovene che casa sembra Nagasaki. Tornate poco prima che il supermercato chiuda per prendere 87 birrette. Apritene 86 dicendo “certo si sta bene qui in terrazza eh?!”. Alle dieci meno un quarto tirate fuori le piadine e gli affettati gentilmente finanziati da mamma, riempite con mozzarella di bufala e dimenticate pure come vi chiamate. E come direbbe Benedetta Parodi: “Molto comodo, molto bene”.

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2 pensieri su “Molto comodo, molto bene

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