Praga: dove sugna e Art Nouveau si incontrano.

Quando ero nel pieno del mio percorso accademico e avere un blog era un imperativo, il punto su cui si batteva di più era la frequenza. Scrivete, fidelizzate, date continuità. 

Io che avrei voluto fare la parrucchiera a Monza, sapevo che ‘sta roba non faceva per me. Il blog. L’impaginazione. La grafica accattivante. Il dominio. Io so solo che mi trovo bene con un balsamo senza sale.

Detto ciò, parliamo del perché sono mancata e del cosa sto facendo ora.

La mia assenza è dovuta a un periodo frenetico di lavoro. Perché diciamocelo, il cuore batte dove il portafoglio è pieno. Quindi belli i social, bella la comunicazione, ma a me me pagano pe’ fa’ altro.

Ora che sono in vacanza, però, posso dedicarmi di nuovo alla faccenda scrittura, così forse mollo per qualche secondo la forchetta.

Non essendo tipo da mare (da amare tanto però) ho deciso di esplorare una capitale europea a caso. La mia scelta è ricaduta su Praga.

GIORNO UNO – La prima cosa che colpisce della città è il frescolino. Lasciata una Roma umida e sudata, finalmente si realizza uno dei miei sogni proibiti: felpa giubbotto e calzini. La Santissima Trinità.

Posate le cose in albergo, pensiamo bene di esplorare prima il nostro quartiere e poi di capire il resto. La cosa bella dell’essere turisti, però, sta nella sospensione della dimensione spazio-temporale. Non esistono più le mezze stagioni figuriamoci l’orario dei pasti. Tutto diventa accettabile, mangiare un gulasch alle 11.30, bere otto birre verso le nove del mattino. Il turista è un essere a sé, se lo inserisci fuori dal suo contesto abituale diventa una specie di pacman che ingoia tutto ciò che trova. Dove risiede il grande inganno: tutto ciò che succede a Praga, te lo riporti a Roma sotto forma di maniglioni dell’amore. Siamo nati per morire, e anche grassi.

Il nostro albergo è un buon quattro stelle nella Città Nuova. L’età media è quella di Margherita Hack, ma la colazione è più che abbondante e le camere pulite e silenziose. 

Praga è suddivisa in quartieri: Città Nuova, Città Vecchia, quartiere ebraico, il quartiere piccolo e la zona del castello. Se ho dimenticato qualcosa chiedo venia.

Ci facciamo un giro per Piazza Venceslao, che è uno stradone su cui affacciano palazzi e negozi. L’architettura è un guazzabuglio di gotico, Art Noveau e altri stili che fanno assomigliare la città a un mix tra Grand Budapest Hotel e Dracula (quello di Coppola mi raccomando). Ogni volta che alzi gli occhi, esce fuori il viso di una donna da una colonna o la zampa di un grifone. E nonostante quest’aria decadente mitteleuropea, sono avanti anni luce rispetto alla mia città di origine. Il che mi fa venire voglia di imparare il ceco e rimanere qui.

Continuando a camminare abbiamo raggiunto la Città Vecchia, il cuore turistico di Praga. Qui ci sono attrazioni doverosamente da vedere come la Torre delle Polveri o l’Orologio Astronomico. Ci sono i palazzi che ricordano l’Austria e le carrozze da ancient regime. Nella mia testa risuonavano valzer e crinoline, anzi che non mi sono messa a ballare come l’ippopotamo in Fantasia.

I contro: la gente, i locali finto-folkloristici con i buttadentro che ti vogliono far credere che quella melma sia gulasch, i ragazzini sui Segway che ti vogliono costringere a fare il tour della città facendoti solo desiderare di buttarli giù e poi finirli con il manubrio.

Però va vista e quando sarete stanchi, Tripadvisor illuminerà la vostra via consigliandovi un ristorante davvero tipico. 

Sappiatelo, i praghesi non sono propriamente un popolo cordiale, sono duri come gli inverni che affrontano e il sorriso con cui vi accoglieranno è la smorfia di Gatto Silvestro quando ingoia un limone. Ma se trovate il posto giusto, dove il gulasch nella forma di pane assomiglia alla più bella canzone mai sentita, penserete ai camerieri come ai vostri migliori amici. Consigliato il Gaviscon come ammazza caffè, perché qui la cucina è pesante come un pranzo coi parenti della Calabria.

   
    
 
GIORNO DUE – Dopo una notte passata con i ribollimenti di Mordor nelle viscere, decidiamo di fare colazione per poi saltare il pranzo. Ma la nostra natura di marinai ha agito nel verso opposto. 

Ci troviamo di nuovo a camminare per riuscire a perdere almeno una delle diecimila calorie ingerite, arrivando di nuovo nella Città Vecchia. Qui siamo saliti sulla torre dell’orologio per ammirare Praga dall’alto. Un consiglio: andateci presto o la fila che farete sembrerà quella fuori dal padiglione del Giappone. Lo spettacolo da lassù è impagabile, come lo sarà il cellulare se una raffica di vento ve lo fa volare giù. Quindi occhi aperti e mani salde.

A differenza del viaggio scorso, stavolta non ho organizzato niente, ma mi lascio guidare un po’ dal buon senso un po’ dal “guarda quella via, sembra promettente”. Sì perché ricordate, non solo qui non buttano petali di rosa al vostro passaggio, ma le indicazioni sono quasi tutte nella lingua locale. Il mio consiglio è di camminare e quando vedete una guglia prendete la guida e capite di cosa si tratta.

Noi così facendo siamo arrivati nel quartiere ebraico dove abbiamo fatto una prima sosta. Essendo molto affezionati ai nostri kg, ci siamo fermati in un postaccio dove mangiavano gli operai e abbiamo preso würstel e canederli delle dimensioni del pugno di Hulk Hogan. Non mi ricordo il nome, ma sappiate che a Praga malissimissimo è difficile mangiare, al più vi si formerà una palla di grasso che dovrà essere rimossa chirurgicamente ma niente di più.

Dal quartiere ebraico ci siamo diretti al quartiere piccolo. In realtà ci siamo fermati ben poco perché a quel punto eravamo sfatti e desiderosi di tornare in albergo. Il poco che abbiamo visto: i cigni sul fiume Moldava che girano liberi tra i turisti e un locale dove ci hanno servito del pane con il grasso. I cigni non sono delicati come me li aspettavo, sono bestie incazzose che beccano e quando aprono le ali fanno un rumore infernale. Sul grasso che posso dire se non mea culpa?!

   
    
   
La giornata è finita a tarallucci e vino, o meglio a birra e prosciutto, in un antico birrificio vicino all’albergo. Qui producono una sola birra scura e si mangia tutti insieme su tavolacci di legno. La birra non si ordina, ma si prende quando passa un tizio nerboruto con un vassoio gigante tenuto in spalla. Diciamo che non è un obbligo, ma se venite qui non potete prendere l’acqua. Ormai senza ritegno abbiamo mangiato del prosciutto di Praga e della carne di manzo con dei canederloni di pane. Il prezzo poco più alto della media ma tanto caratteristico.

   
 
Il giorno tre è oggi. L’idea è quella di vedere il castello, ma poi si sa, le strade di Praga sono lastricate di sugna…

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6 pensieri su “Praga: dove sugna e Art Nouveau si incontrano.

  1. Ci hai ricordare di qualche anno fa a Parigi, ore 7.30 con una vaschetta untissima di patate e salsiccia presa al volo in un mercato di strada! Il turista è davvero un essere a parte! Anche noi andremo a Praga quest’anno, grazie per le info! 🙂

  2. Non so ancora se mi è venuta più voglia di arrosto col ‘pucino’ (come lo chiamiamo qui) o di partire per un weekend per una meta sconosciuta!

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