Ma poi, il greco, a che serve?

Vi ricordate l’esame di maturità, uno dei primi grandi traumi della vita? Quando uscirono i quadri con i voti, la professoressa di latino e greco sentì il bisogno di rivolgersi così alla sottoscritta: “Iannone, se non fosse stato per il tuo tema che è risultato il migliore dell’istituto, non so se ce l’avresti fatta”. Non il migliore della mia classe, ma dell’intera baracca, che, guarda il caso, era un liceo classico. Come andare da Foscolo e dirgli: “Ugo, va bene I Sepolcri, però hai preso quattro in matematica”.

Ed è per questo motivo, che Lei, Professoressa, il weekend lo passava, da zitella, con sua madre millenaria a sfogliare il vocabolario di greco, mentre io, non solo ho una vita sessuale, ma vengo invitata pe’ li paesi.

L’occasione, stavolta, si presenta sotto forma di Notte Bianca alle Terme, un evento organizzato dalle comunità di igersviterbo e igerslazio per far conoscere meglio il proprio territorio, raccontandolo attraverso gli occhi e le parole di blogger e instagramers. Ora, se volte approfondire l’argomento Instagram e marketing territoriale, andate e approfonditene tutti (pare che esista una cosa chiamata world wide web). Io già faccio fatica a non fissare le lucine del mio acquisto natalizio, figuriamoci stare a spiegare cose.

GIORNO UNO – L’accoglienza che ci viene riservata nel bed and breakfast dove siamo ospiti, già promette bene. Ci apre le porte del suo B&B dei Papi, Rosanna, una donna bionda dal sorriso incantevole, che si rivelerà essere la padrona di casa più alla mano e disponibile degli ultimi anni. L’interno dell’edificio si presenta a metà strada tra Alice nel Paese dlle Meraviglie e una galleria d’arte; porcellane, merletti ma anche oggetti di design che richiamano certe atmosfere scandinave, natalizie pure il 15 agosto. Veniamo ospitate nella stessa camera dove ha alloggiato Jude Law (ecco io ora vorrei fare la battuta sul fatto che mi sono rigirata tutta la notte nel letto come la principessa sul pisello, ma sarà per un’altra volta) e coccolate da subito. Rosanna ci offre la colazione – una signora colazione – e aspetta pazientemente che fotografiamo la tavola senza battere ciglio.

La prima tappa è Torre Alfina, un borgo suggestivo su cui domina il castello omonimo. Spettacolari gli interni del palazzo: affreschi, scalinate e caminetti imponenti fanno del castello un posto dove chiunque si sentirebbe a suo agio. D’altronde chi non vorrebbe avere la camera da letto in un’ala, per poi scoprire che la carta igienica è nell’ala opposta? Una storia di cappa e bestemmie.

Ora, come diceva qualcuno che poi è morto: “winter is coming”, il che significa che bella la cassapanca, bella la boiserie, ma a un certo punto soffiava bora direttamente da Trieste e la pioggia scendeva come proiettili in Matrix. Ci spostiamo, quindi, all’agriturismo dove avremmo pranzato.

Ci sarebbe bisogno di un’ode per spiegare come ci si sente ad arrivare sotto l’acqua, intirizziti, ed essere ospitati a i Giardini di Ararat. Vi dico solo che ci siamo seduti all’una e ci siamo alzati alle cinque, gonfi di cibo, qualcuno che chiedeva se fosse già uscito il 37. Sembrava, allo stesso tempo, Natale con i parenti simpatici e un matrimonio ben riuscito. La zuppa ceci e castagne sarebbe valsa il prezzo del biglietto. Mentre il vino continuava a scorrere quasi quanto le calorie, io imploravo di morire lì. O tra le braccia di Ryan Gosling. O lì mentre Ryan Gosling mangia dal mio stesso piatto. Ecco, ora sono distratta da immagini lascive di Ryan Gosling che mangia l’arrosto porchettato.

Ma andiamo avanti. Il tempo di una doccia e siamo di nuovo per strada, diretti da Garbo Food, un locale di ispirazione internazionale con un occhio alla tradizione gastronomica italiana. Lì siamo stati capaci di riprendere a mangiare come se avessimo pranzato con una minestrina, ma si sa, la legge del più forte vale anche a tavola.

La degna conclusione di una giornata del genere è stata essere accolti dalle Terme dei Papi, uno degli impiani termali coinvolti nella manifestazione. Anche qui che posso dire? Di quanto la vita sia difficile quando passi dal percorso vascolare al bagno turco, fino a buttarti nella piscina all’aperto, calda, quando fuori fanno sei gradi gridando: “Riicolaaa”? Lo è, però a qualcuno dovrà pur toccare.

 

GIORNO DUE – Il day after è bello quasi quanto il precedente. Rosanna è pronta con la macchinetta del caffè in mano che sobbolle e la tavola è apparecchiata dalle mani di qualche fatina della glicemia.

Facciamo un rapido passaggio alle terme naturali del Bagnaccio, dove ci viene spiegato come anni fa delle trivellazioni a scopo scientifico abbiano dato vita alle pozze di acque termali, e proseguiamo per Villa Lante. Lì ci perdiamo in uno dei giardini più belli di Italia, di quelli con fontane (che però non danno vino), alberi e scalini scivolosi.

Finita la visita, ci dirigiamo verso l’Hotel Salus per partecipare all’evento Orgolio, un festival “oleogastronomico”. Anche qui, per via di questa vita fatta di miseria e nobiltà, abbiamo non solo assaggiato da tutti gli espositori presenti, ma anche approfittato del buffet gentilmente offerto nel ristorante dell’hotel.

Morale della favola: Professoressa, io ci avrò pure fatto gli aeroplanini con la laurea che, nonostante sia bionda, ho conseguito. Però nel frattempo faccio cose, vedo gente e compio atti impuri. E senza neanche una parola di greco.

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