Non c’ero e se c’ero mangiavo

C’è gente che scrive per lavoro, chi per uno Sturm und Drang interiore. Io perché forse riesco a stare lontano dal cibo per almeno un paio di ore.

Fisicamente intendo, perché quello che sto per raccontare non è stato propriamente il weekend di 7 kg in 7 giorni.

Galeotto fu il festival di cultura digitale Medioera, una manifestazione sull’innovazione e sulla tecnologia, a cui partecipano ospiti italiani e internazionali, che si svolge a Viterbo. Tra gli ospiti “nostrani”, insieme a personaggi del calibro di Lidia Ravera, io. Che se non sono salita sul palco è per timidezza.

GIORNO UNO – Arriviamo a Viterbo venerdì sera, in tempo per alcuni degli interventi più divertenti della giornata.

Sto parlando di Federico Palmaroli, l’inventore di una pagina Facebook, che in breve è diventata un fenomeno mediatico. Forse solo nonna non conosce Le più belle frasi di Osho, ma nonna sono dieci anni che è morta, quindi la perdoniamo. L’occasione per conoscere questo autore romano è data dall’uscita del suo primo libro: Ma fa ‘n po’ come cazzo te pare. 

Ora, non perché sono romana, ma il nostro dialetto è veramente comico e ancora più comico è quando viene usato senza la reale intenzione di far ridere. Mentre Federico legge stralci del suo libro, io perdo cinque calorie solo ridendo. La sua aria seria, mentre pronuncia frasi come “Quel riso non lo butta’ che domani ce famo i supplì” e sullo sfondo le  immagini del mistico indiano, non mi fa respirare.

E poi, tutto ciò che è dissacrante, a me piace come il cucchiaio infilato nel barattolo della Nutella.

A tale proposito, cito necessariamente anche il secondo intervento, quello di uno degli autori di Lercio, un sito satirico di notizie inventate, costruite in modo da creare dubbi sulla loro veridicità. Ma anche qui, non sto dicendo niente di nuovo. E se lo sto facendo, andate e informatevi.

GIORNO DUE – Risveglio al Balletti Park Hotel, doccia, colazione ed è già tempo di mettersi in macchina per raggiungere la prima destinazione di questo weekend: il Centro Botanico Moutan. Si tratta della più vasta collezione al mondo di peonie cinesi. No i giardinetti sotto casa, peonie! Tante. Ma prima facciamo un giro per Vitorchiano, un gioiello di borgo che si arrampica su un blocco di peperino.

Naturalmente questo peperino mai sentito, anzi, mi fa anche un po’ ridere, ma per darmi un tono ho annuito quando ne parlavano e poi l’ho cercato su Google. È una roccia magmatica, mica spiccioli.

Finita la nostra prima visita, continuiamo per il Casale della Mentuccia, un’ex casa colonica che oggi ospita eventi diversi. Noi veniamo ricevuti dalla famiglia al gran completo per il pranzo. I proprietari, infatti, sono una coppia, con i loro figli e i figli dei figli. Ora immaginate un casale immerso nel verde, dove alberi secolari vi daranno riparo dal sole. Immaginate una grande e calorosa famiglia che ha preparato una tavola imbandita con prodotti locali. Ecco. Ora immaginate me implorare di essere adottata. Sarà stato anche il vino, ma soprattutto la bellezza del posto.

Ma anche il vino, infatti la passeggiata successiva la ricordo a malapena. Credo di essermi trascinata per Viterbo finché qualche anima pia non ha pensato bene di rientrare.

La serata si conclude con altri interventi per il festival Medioera e una cena al Decò Bistrot, un locale molto suggestivo all’interno delle mura medioevali.


  
  

GIORNO TRE – È il turno di Tarquinia, un altro paese in provincia di Viterbo dove ammirare la necropoli etrusca e altre testimonianze di quel periodo.

Il mio consiglio per il pranzo: Bacco Perbacco, piccolo locale dove il servizio è cortese e si mangia bene.

Anche questa giornata sta volgendo al termine, c’è il tempo di visitare la Riserva Naturale Statale Salina di Tarquinia ed è ora di salutarci.

Come ogni volta che un weekend si rivela anche emotivamente impegnativo, io rimango con una sensazione agrodolce nel cuore. Come quando ordini i gamberetti dal cinese, solo che quelli ti rimangono sullo stomaco. Però sono buoni e io non smetterò mai di ordinarli.

Ringrazio, quindi, i miei compagni di viaggio. Quelli vecchi, che non deludono mai. Quelli nuovi, nella veste di due donne venute dal freddo Friuli, donne di una vivacità intellettuale e una prontezza di spirito come poche volte ho visto.

Ora basta, però, che ho il ciclo e non ho paura a usarlo.

   
    
    

    

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4 pensieri su “Non c’ero e se c’ero mangiavo

  1. Inutile che ti faccia i complimenti, anzi no, te li faccio! Sei arguta e ironica meglio di Osho! Ma lo sai che i tuoi scritti creano dipendenza?
    Arrivo tardi, ma arrivo eehhh…
    A presto per nuove avventure.
    Nensi

  2. E vabbè ti voglio seguire anche qua. Non bastava instagram. Mi fai troppo morire dal ridere.
    Tu vieni in Umbria che poi te faccio scialà io ( però digerisci la cipolla prima ).
    Ciao billaaaaa!
    so_negata (Sara)

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