When il figliol prodigo meets il vitello grasso

Dal Vangelo secondo Luca, il ritorno del figliol prodigo viene accolto con l’uccisione del vitello grasso.
Quando vado a Cetona, nella casa che i miei genitori comprarono anni fa, sono il figliol prodigo e il vitello grasso insieme.
Una cosa che ho imparato con il tempo, è che un figlio non smette di essere figlio solo perché ha una casa propria, un frigo con delle Sottilette al suo interno e un commercialista tutto suo. 
Un figlio rimane piezz ‘e core e pure un po’ piezz ‘e merd per le preoccupazioni, reali o inventate, che continuerà a dare ai suoi genitori. 
Una di queste è il cibo. Per un genitore, il figlio non avrà mai mangiato a sufficienza, anche se si è appena alzato da tavola. Per un genitore, il figlio avrà sempre l’aspetto di Chuck Noland di ritorno dall’isola in Cast Away. Magari sotto la corazza di panna cotta di Adinolfi, ma in fondo deperito.
GIORNO UNO – Arriviamo a Cetona in tarda mattinata e – ça va sans dire – le patate già sfrigolano nel forno con quel profumo rassicurante di olio e famiglia. Mia madre ci accoglie con il suo sorriso da lady della Val D’Orcia e le seguenti parole d’amore: “papà chiede se lo raggiungiamo per un aperitivo”.
Per chi avesse perso le puntate precedenti, in cui introducevo questo borgo, Cetona è un comune di neanche tremila anime, dove la vita sociale si svolge principalmente nella piazza del paese. Qui ci si dà appuntamento per raccontarsi gli ultimi pettegolezzi, decidere le sorti della contea, bere. 
Prendiamo un calice di vino bianco ghiacciato al Caffè Sport, giusto per preparare lo stomaco al pranzo. Lo stomaco, infatti, va educato ad affrontare qualsiasi situazione; potrebbe essere un panino con il lampredotto alle nove di mattina o un’impepata di cozze alle undici di sera. Se il vostro corpo è il vostro tempio, lo stomaco sono le mura. È inutile che lo alimentiate a fiori di Bach e petali di riso, ché al primo bacillo nell’aere prendete la gonorrea. Fate come me, una botta al cerchio e una alla botte, petto di pollo un giorno, peperonata un altro. Forse avvertirete un lieve bruciore e vomiterete sangue, ma un tempio va difeso anche a costo di qualche sacrificio.
Con questa supercazzola, ci apprestiamo a onorare la cucina materna. Una madre che si possa definire tale, anche quando è evidente che sta aspettando gli Achei tutti, dirà sempre: “Ragazzi, una cosa al volo eh”.
Mangiamo la lasagna ( “un pezzetto per uno eh”), le scaloppine ( “un assaggio eh”), le patate croccanti ( “è difficile trovarle buone, sono sempre troppo dolci”), la verdura ripassata ( “un po’ di verdura, poi ho pensato basta così”). E beviamo, beviamo, più che un pranzo in famiglia sembra la reunion degli Oasis.
Dopo una breve siesta post prandiale, che non ci dà neanche il tempo di digerire, veniamo portati a una cantina per assaggiare i loro vini. Le mura del mio tempio cominciano a vacillare, ma io resisto. Solo i duri, solo i forti. Continuiamo per Camporsevoli, un borgo medioevale dove le uniche forme di vita siamo noi e gli alberi che circondano questa Silent Hill toscana. Facciamo un giro in macchina per i tornanti che portano alla montagna, il verde brillante dei campi, più scuro nelle zone d’ombra, si sussegue ai colori dell’estate ormai imminente. 
Un’ultima occhiata tra i cespugli per stanare i caprioli (l’ho già detto che mio padre contiene Piero e Alberto Angela in un unico uomo?) e a malincuore ci accingiamo a concludere la giornata.
Non prima di aver fatto un aperitivo preparatorio a una cena a base di hamburger di chianina.

   
    
   
GIORNO DUE – Mi sveglio e questo già mi sembra sufficiente. Andiamo a fare colazione in un bizzarro locale chiamato Michele & Co., sogno proibito di ogni utilizzatore compulsivo di Instagram. Servono dalla colazione alla cena, dai macarons al filetto, in un ambiente volutamente disordinato. Ci sono tavoli di legno, tavoli di marmo, sedie impagliate, poltrone vecchio stile, lampadari, alberi che crescono dentro la sala.
Proseguiamo per Panicale, un altro borgo ma stavolta in Umbria, dove un panorama mozzafiato sul lago Trasimeno introduce a questo Comune fatto di vicoli e piccoli giardini nascosti.
Prima di tornare a casa, passiamo al casale di alcuni amici dei miei genitori. La vista del parco che circonda l’edificio, la casetta degli attrezzi, questa atmosfera un po’ decadente di fasti passati, mi convince sempre di più che io sono nata per essere pazza e ricca, non solo pazza.
Io sono destinata a uscire in giardino indossando una camicia da notte in lino egiziano 40 carati, per giocare a golf nella maniera sfacciata dei bohémienne viziati. Cioè tirando le palline contro i vetri delle stamberghe della plebe.
Pare che ci sia in vendita, a 23 milioni di euro, un’intera contea con un’abbazia privata. Mi mancano 23 milioni meno un centinaio di euro e potrò portare a compimento il mio destino.
Non muovetevi eh.

   
   

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...