And finalmente l’Oscar goes to…

Questa 88esima edizione degli Oscar verrà ricordata come quella in cui diedero un premio a Leonardo Di Caprio per paura che si imbottisse di tritolo all’interno dell’Academy e uno a Ennio Morricone, per paura che morisse di attesa. La ricorderemo, quindi, come l’edizione delle volpi. Ma chi sono io per giudicare e dire, per esempio, che ci mancava poco che Leo bivaccasse di fronte al Dolby Theatre di Los Angeles, minacciando di darsi fuoco se non gli davano ‘sta benedetta statuina? E che, sempre per dire, Eddie Redmayne avrebbe meritato almeno un AVN Awards per le sue evidenti doti artistiche e che Inarritu ha rotto i coglioni con quasi tutti i suoi film?

Io sono bionda e di cinema mi interessa solo lo sfarzo dei vestiti, la pertinenza delle acconciature e la scelta dei gioielli, tutto il resto lo cerco su Google.

Fatta questa doverosa premessa, ecco una breve ma intensa lista dei “Ma per carità il Signore” e dei “Perché non sono te” dello stile. La preferenza è stata data a quei vestiti che hanno colpito, nel bene e nel male, la mia attenzione. Alcuni sono rimasti volutamente fuori da questa rosa, perché ho un disturbo della memoria a breve termine e continuo a distrarmi con video scemi su YouTube.

 

VINCITORI (almeno nel gusto)

 

– Cate Blanchette in Armani Prive. Io la amo, non mi importerebbe se fosse vestita come un monaco tibetano, figuriamoci in un abito portato direttamente dalla Terra di Mezzo, che sembra fatto della stessa sostanza di cui sono fatti gli elfi. Cioè biondi, fighi e con i capelli liscissimi. Il verde acqua sbatterebbe chiunque se avesse un colorito di una tonalità un pelino sotto a quella di Carlo Conti, ma lei è Galadriel, non ha tempo, non ha età, non ha colorito, non ha nei, non ha vene, è direttamente scolpita in qualche pietra magica di Lorien.

– Rachel McAdams in August Getty Atelier. D’accordo, sembra uno di quei vestitini con cui ti accoglie la padrona del ristorante cinese sotto casa, ma poi si gira ed è subito 9 Settimane e ½. Mai vista tanta pelle nuda che non si possa ricondurre ad alcuna categoria di You Porn. E poi less is more è sempre la parola d’ordine.

– Olivia Wilde in Valentino. È ancora Los Angeles o siamo sull’Olimpo? Bella in modo imbarazzante.

– Tina Fey in Atelier Versace. Ovvero come una donna intelligente, spaventosamente brillante ma di base bruttarella, può calcare le scene con un vestito viola senza spalline e una collana di zaffiri che potrebbe illuminare il Kazakistan, senza sembrare una pazza squinternata vestita dall’Esercito della Salvezza.

– Charlize Theron in Dior. L’algida vikinga sceglie il colore red passion Campari, con una scollatura profonda come la più famosa gola e un ciondolo ammiccante ai limiti della Buoncostume. Tanta.

VINTI (o coloro che hanno litigato con lo stilista)

– Alicia Vikander in Louis Vuitton. No, piccola zingarella accolta nella hall of fame, non ce l’ho con te perché stai con Michael Fassbender. No, piccola fiammiferaia con il vestito buono, non ce l’ho con te perché hai visto Eddie Redmayne nudo. No, piccola barbona di Siviglia, non ce l’ho con te perché hai vinto un Oscar, ma perché ti sei presentata con quel mollettone fiorato che io portavo nell’89.

– Jennifer Jason Leigh in Marchesa. Va bene essere un’attrice di un certo spessore, ma vogliamo provare a non entrare più da Carabetta in occasione degli Oscar? Sembra un’invitata a uno dei qualsiasi matrimoni celebrati nella villa di Don Antonio.

– Whoopi Goldberg in Dames. In realtà è Mike Tyson da quando ha smesso di combattere, ha pure i suoi tatuaggi brutti da galeotto e si porta dietro il tirapugni. Pachidermica. 

– Reese Witherspoon in Oscar De La Renta. Ce l’avete presente come un vestito simile fascia Tina Fey? Ecco, è come se io volessi entrare negli abiti di Kate Moss.

– Kate Winslet in Ralph Lauren Collection. Lei è come una sorella, sono ingrassata e dimagrita con lei, ma il vestito catarifrangente che la fa assomigliare a Blob, il fluido che uccide, no, non lo accetto.

– Heidi Klum in Marchesa. Praticamente con la vestaglia di Dolly Parton. Vaporosa.

Qui si chiude il mio piccolo contributo a una serata tanto criticata, ma a cui sono particolarmente affezionata. Intanto perché si celebra un sogno e si partecipa a un rituale di bellezza; mi sono commossa allo sguardo di Kate Winslet rivolto a Leonardo Di Caprio e alla dedica di Ennio Morricone per la moglie. Ho sorriso alle prese in giro di Chris Rock sui film in gara. Ma soprattutto mi ha ricordato cosa il cinema ha significato, significa e spero significherà nella mia vita.

Dedico questo pezzo alla mia migliore amica, Barbara Tutino Parker, che condivide con me le praterie, emotive prima di tutto. Dal 1990.
   
 

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Cattiva maestra

Se sono al secondo post, vuol dire che quantomeno ho capito la sezione Articoli di WordPress for Dummies. Che poi il blog non sia indicizzato, non ho un dominio, continuo a non avere chiaro il concetto di hosting e SEO, è un altro paio di maniche. Ho detto che mi sono laureata, non che abbia capito come. D’altronde il giorno della tesi i miei genitori mi hanno dato uno di quei biglietti a forma di quotidiano con su scritto “sia ringraziata la Madonna” “nessuno ci credeva più” e altre amenità. Confido nel fatto che, come alla fine ‘sta matematica non mi è servita poi a molto (tanto a un certo punto sono arrivati degli sfigati che hanno creato lo smartphone), nello stesso modo verrò a capo di questi piccoli dettagli. E siccome sono bionda, la riflessione del giorno è sulla televisione. Ma non tipo Popper quando parla di “cattiva maestra” o in termini di quarto potere e il Signore sta arrivando, fingetevi morti. No no no, proprio di programmi televisivi da guardare quando si ha bisogno di far respirare il cervello. Vorrei potervi dire qualcosa di veramente profondo, dimostrare ai miei genitori che i soldi spesi per la mia istruzione sono stati benedetti. Invece no, siamo nati per morire e i soldi usateli per un buon corso di ricostruzione unghie. Pratico, esentasse e immediato. Se però cercate una risposta a un bisogno impellente dopo una giornata a pensare, risolvere problemi, cercare scappatoie, creare situazioni, Real Time è il vostro uomo. Visibile sul canale 131 di Sky e 31 del digitale terrestre.

1) Il Nostro Piccolo Grande Amore. In realtà al momento questa serie è terminata, ma ha rallegrato le mie giornate per lungo tempo e, non si sa mai, potrebbe ricominciare. Si seguono le vicende di una coppia di nani che adottano altri due nani per finire la collezione di Polly Pocket. Certo sono nani ricchi e questo li agevola non poco nella vita quotidiana. Provate a essere nani a San Basilio, uno ce ne avevamo qua a Roma e lo hanno arrestato (per vostra conoscenza). Però sono carini, non come Tyrion Lannister ma carini e utili allo scopo di farvi sperare che tutti nella vita possono accoppiarsi.

2) Il Boss delle Cerimonie. Se mai mi sposerò, sarà nel castello di Don Antonio, vestita con sei kg di glitter e i capelli cotonati. La visione di questo programma ha un solo effetto collaterale: automaticamente sarete retrocessi alla quinta elementare.

3) My Body Bizarre. Qui il più pulito ha la rogna. Gente con tumori a forma di Doraemon, ultrasettantenni dalle dimensioni di Alvin Superstar Alvin Rock’n’Roll, individui senza naso senza bocca senz’anima. No se siete facilmente impressionabili, sì se il vostro problema più grande sono le doppie punte.

4) Malattie Imbarazzanti. Tre dottori usciti da Pitti Immagine infilano le dite nei posti più assurdi che riusciate a immaginare.

5) Tutti i programmi che contengono calorie, i cui protagonisti smadonnano e maledicono i morti dei concorrenti/partecipanti. Da Gordon Ramsey – l’originale in fatto di bestemmie al prossimo – a Ernst Knam, il Goebbels della pasticceria. Tutti tranne Benedetta Parodi, che la parola più volgare che usa è sac a poche.

6) Alta Infedeltà. Ricostruzioni rocambolesche di tradimenti, dove la scelta degli attori è stata fatta da Lory Del Santo.

7) Io e La Mia Ossessione. Quando penserete di uno tatuato che è “strano” o “trasgressivo”, provate a immaginare come sarebbe tornare un giorno a casa e una persona a voi cara vi comunica che è fidanzata con un delfino gonfiabile. Oppure a Natale, durante il pranzo dove spuntano parenti mai visti, la persona cara di cui sopra inizia a pasteggiare con il borotalco. Adavede che risate.

8) Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Gipsy. Ragazze di quindici anni che si sposano con uomini dai denti d’oro (a volte senza denti), indossando vestiti decorati con uccelli del paradiso e pizze capricciose.

Potrei continuare per ore e, comunque, non riuscirei a rendere conto dell’affascinante mondo di Real Time. Da “Jessica Rizzo che non sapeva di essere incinta” ad “Ammazzerò tuo padre, tua madre e tre quarti della palazzina tua”.

E questo, miei giovani Padawan, è il mio contributo al mondo dei mass-media. Poi, se Sky mi vuole offrire uno stage alla luce della grande conoscenza e dedizione che ho dimostrato, non sarò certo io a rifiutare.