Home is where your stomach is

Il buon Edmond Haraucourt diceva che “partire è un po’ morire”, perché in ogni luogo visitato, noi lasciamo un pezzetto di anima. Quello che nessuno vi dirà, ma che imparerete a vostre spese, sarà che lascerete un po’ di cuore, ma riporterete tanti di quei kg in più, che il vuoto lasciato dall’organo verrà sepolto sotto strati di confortante adipe.

Se non fate parte di quella categoria di persone che in vacanza “mica ingrasso, anzi, sto sempre in acqua e faccio tante di quelle passeggiate che non ho tempo di mettere su peso”, il mio consiglio è di scegliere una destinazione dove poter soffrire la fame. Altrimenti potrebbe succedere di incontrare una persona negli spogliatoi della palestra, che con la diplomazia di Kim Jong-un vi chiederà se siete incinta, ma voi prendete la pillola anticoncezionale.

TOSCANA. Le vacanze intelligenti vengono pianificate secondo il principio Lorenzin. Il principio Lorenzin afferma che, se con una foto, puoi offendere migliaia di persone in una botta sola, figurati quando posti un album intero su Facebook a settembre, mentre tutti sono a lavoro e magari piove.

La prima tappa di quello che si rivelerà essere un fight club i cui membri siete tu e il tuo fegato, è casa dei miei genitori in Toscana. Già qui le prime congratulazioni a noi stessi per aver deciso di spezzare le molte ore di viaggio sulla strada per Venezia. In realtà stavamo cominciando a versare benzina sul fuoco.

Approfittiamo per andare a trovare un’amica che lavora al Castello Banfi, la Mecca per quanti hanno in Bacco il loro spirito guida. Trovarsi scortati nelle cantine di una delle aziende vinicole più importanti del mondo, è come conoscere un elfo che ti invita a fare un giro nella fabbrica di giocattoli di Babbo Natale. Non che la mia amica assomigli a un elfo, anzi è veramente molto carina e ne approfitto per salutarla. Ciao Elisa, ti manda un bacio il mio epatologo.

Attraversiamo file di botti e ci inebriamo dell’odore di rovere e mosto, ci viene spiegato il sistema di produzione e i passaggi fino alla distribuzione. Io annuisco interessata, ma la parte bionda del mio cervello sta pensando “ma se beve?”. Ammettiamolo, quando sei in un posto del genere, dove tutto grida lusso, non vedi l’ora di assaggiare vini che forse mai ti potrai permettere. Tu, stirpe indegna del Tavernello. Assaggiamo uno spumante dal perlage deciso. Chissà se si può dire deciso di un perlage, chissà se si può mettere un aggettivo vicino al termine perlage, chissà poi cosa vorrà dire ‘sto perlage, io volevo solo darmi un tono invece di gridare “bollicine” come una Carla Gozzi un po’ alticcia.

Continuiamo con dei vini rossi dai nomi altisonanti, che purtroppo non ricordo per via di quel piccolissimo problema con l’alcol che ho. Sono certa che uno fosse una riserva del ’95, ma forse parlavano della formazione della Roma. Quello che non potrò dimenticare è la possibilità che ho avuto di visitare uno dei posti più incantevoli della Toscana.



SECONDO GIORNO – Decidiamo di tornare a San Quirico d’Orcia per pranzare in un locale che ci aveva colpito la volta precedente. La Bottega di Ines è un piccolo ristorante zeppo di cianfrusaglie che serve una cucina tipica. Ordiniamo un panino con la finocchiona e dei crostini caldi in cui l’ingrediente principale è il pecorino. Il momento in cui addento un pezzo di pane con il lardo di Colonnata, sento le arterie ostruirsi di felicità. Anche di grassi, ma soprattutto di felicità. Concludiamo la serata nel solito bar di Cetona, dove abbiamo assicurato l’università ad almeno tre o quattro nipoti del proprietario per tutti gli aperitivi fatti. Ma si sa, lo stomaco conosce ragioni che la ragione non conosce.


Annunci