Ma poi, il greco, a che serve?

Vi ricordate l’esame di maturità, uno dei primi grandi traumi della vita? Quando uscirono i quadri con i voti, la professoressa di latino e greco sentì il bisogno di rivolgersi così alla sottoscritta: “Iannone, se non fosse stato per il tuo tema che è risultato il migliore dell’istituto, non so se ce l’avresti fatta”. Non il migliore della mia classe, ma dell’intera baracca, che, guarda il caso, era un liceo classico. Come andare da Foscolo e dirgli: “Ugo, va bene I Sepolcri, però hai preso quattro in matematica”.

Ed è per questo motivo, che Lei, Professoressa, il weekend lo passava, da zitella, con sua madre millenaria a sfogliare il vocabolario di greco, mentre io, non solo ho una vita sessuale, ma vengo invitata pe’ li paesi.

L’occasione, stavolta, si presenta sotto forma di Notte Bianca alle Terme, un evento organizzato dalle comunità di igersviterbo e igerslazio per far conoscere meglio il proprio territorio, raccontandolo attraverso gli occhi e le parole di blogger e instagramers. Ora, se volte approfondire l’argomento Instagram e marketing territoriale, andate e approfonditene tutti (pare che esista una cosa chiamata world wide web). Io già faccio fatica a non fissare le lucine del mio acquisto natalizio, figuriamoci stare a spiegare cose.

GIORNO UNO – L’accoglienza che ci viene riservata nel bed and breakfast dove siamo ospiti, già promette bene. Ci apre le porte del suo B&B dei Papi, Rosanna, una donna bionda dal sorriso incantevole, che si rivelerà essere la padrona di casa più alla mano e disponibile degli ultimi anni. L’interno dell’edificio si presenta a metà strada tra Alice nel Paese dlle Meraviglie e una galleria d’arte; porcellane, merletti ma anche oggetti di design che richiamano certe atmosfere scandinave, natalizie pure il 15 agosto. Veniamo ospitate nella stessa camera dove ha alloggiato Jude Law (ecco io ora vorrei fare la battuta sul fatto che mi sono rigirata tutta la notte nel letto come la principessa sul pisello, ma sarà per un’altra volta) e coccolate da subito. Rosanna ci offre la colazione – una signora colazione – e aspetta pazientemente che fotografiamo la tavola senza battere ciglio.

La prima tappa è Torre Alfina, un borgo suggestivo su cui domina il castello omonimo. Spettacolari gli interni del palazzo: affreschi, scalinate e caminetti imponenti fanno del castello un posto dove chiunque si sentirebbe a suo agio. D’altronde chi non vorrebbe avere la camera da letto in un’ala, per poi scoprire che la carta igienica è nell’ala opposta? Una storia di cappa e bestemmie.

Ora, come diceva qualcuno che poi è morto: “winter is coming”, il che significa che bella la cassapanca, bella la boiserie, ma a un certo punto soffiava bora direttamente da Trieste e la pioggia scendeva come proiettili in Matrix. Ci spostiamo, quindi, all’agriturismo dove avremmo pranzato.

Ci sarebbe bisogno di un’ode per spiegare come ci si sente ad arrivare sotto l’acqua, intirizziti, ed essere ospitati a i Giardini di Ararat. Vi dico solo che ci siamo seduti all’una e ci siamo alzati alle cinque, gonfi di cibo, qualcuno che chiedeva se fosse già uscito il 37. Sembrava, allo stesso tempo, Natale con i parenti simpatici e un matrimonio ben riuscito. La zuppa ceci e castagne sarebbe valsa il prezzo del biglietto. Mentre il vino continuava a scorrere quasi quanto le calorie, io imploravo di morire lì. O tra le braccia di Ryan Gosling. O lì mentre Ryan Gosling mangia dal mio stesso piatto. Ecco, ora sono distratta da immagini lascive di Ryan Gosling che mangia l’arrosto porchettato.

Ma andiamo avanti. Il tempo di una doccia e siamo di nuovo per strada, diretti da Garbo Food, un locale di ispirazione internazionale con un occhio alla tradizione gastronomica italiana. Lì siamo stati capaci di riprendere a mangiare come se avessimo pranzato con una minestrina, ma si sa, la legge del più forte vale anche a tavola.

La degna conclusione di una giornata del genere è stata essere accolti dalle Terme dei Papi, uno degli impiani termali coinvolti nella manifestazione. Anche qui che posso dire? Di quanto la vita sia difficile quando passi dal percorso vascolare al bagno turco, fino a buttarti nella piscina all’aperto, calda, quando fuori fanno sei gradi gridando: “Riicolaaa”? Lo è, però a qualcuno dovrà pur toccare.

 

GIORNO DUE – Il day after è bello quasi quanto il precedente. Rosanna è pronta con la macchinetta del caffè in mano che sobbolle e la tavola è apparecchiata dalle mani di qualche fatina della glicemia.

Facciamo un rapido passaggio alle terme naturali del Bagnaccio, dove ci viene spiegato come anni fa delle trivellazioni a scopo scientifico abbiano dato vita alle pozze di acque termali, e proseguiamo per Villa Lante. Lì ci perdiamo in uno dei giardini più belli di Italia, di quelli con fontane (che però non danno vino), alberi e scalini scivolosi.

Finita la visita, ci dirigiamo verso l’Hotel Salus per partecipare all’evento Orgolio, un festival “oleogastronomico”. Anche qui, per via di questa vita fatta di miseria e nobiltà, abbiamo non solo assaggiato da tutti gli espositori presenti, ma anche approfittato del buffet gentilmente offerto nel ristorante dell’hotel.

Morale della favola: Professoressa, io ci avrò pure fatto gli aeroplanini con la laurea che, nonostante sia bionda, ho conseguito. Però nel frattempo faccio cose, vedo gente e compio atti impuri. E senza neanche una parola di greco.

Annunci

Incredible Tuscia (con la musichetta di Incredible India)

Mi stavo chiedendo: ma ora che racconto anche di questo weekend, io al prossimo articolo che vi dico? Tocca che mi organizzo per vedere qualche film, andare a visitare un posto nuovo o commettere qualche crimine. Insomma avere qualcosa di cui parlare. All’improvviso ho l’ansia da prestazione. Quasi quasi chiudo il blog, falsifico il passaporto e saprete di me da mia madre che piange su Chi L’Ha Visto.  Ma prima lascio la mia ultima testimonianza, scrivendo sul weekend appena trascorso.

VENERDI’ – In occasione della 57esima Fiera del Vino di Montefiascone, rientro tra quei pochi eletti invitati a partecipare sotto l’egida di Instagram. Per quanti non lo sapessero, Instagram è quella applicazione per smartphone che vi permetterà di creare nuovi amici, quando i vostri si saranno stufati di aspettarvi mentre fotografate la cena. I nuovi amici in questione rientrano nella figura istrionica e appassionata di Mauro Rotelli, social media manager e social media strategist che opera nel’ambito del comune di Viterbo. Questa premessa era necessaria per introdurre la persona che ha permesso un weekend fantastico e primo, per quanto mi riguarda, nel suo genere. Io già sono grata se mi offrono un caffè, figuriamoci se si tratta di un fine settimana viziata e coccolata. Detto ciò, ritorno al racconto di come, per l’ennesima volta, mi hanno convinta a svegliarmi all’alba. Comincio a sospettare di droghe fatte scivolare nel mio bicchiere il giorno prima. Il primo contatto con i nostri ospiti è avvenuto fuori dalla stazione di Orte dove ci aspettavano due Mercedes gentilmente offerte da Star Auto Srl (se vi avanzano due spicci). Non mi chiedete che modello sono, ma in linea di massima uno di quelli che costa quanto casa mia con dentro tutta me che vi lavo e vi stiro. Tempo che il contachilometri raggiungesse un’altra epoca e siamo stati portati in albergo, il Balletti Park Hotel, per poi proseguire verso uno dei miei luoghi preferiti: il ristorante. La cena è stata offerta da Al Vecchio Orologio (qui), un locale con le travi a vista che ci ha deliziato con lombrichelli cacio e pepe, accompagnati da fiori di zucca e zucchine e un’ottima cheesecake. Il tutto annaffiato da vino bianco. Già qui mi avrebbero potuto accompagnare a casa e sarei stata contenta di essere stata ricevuta con grande ospitalità, ma siccome questa è una vita difficile con felicità a tratti, la serata si è conclusa con un giro notturno a Civita di Bagnoregio. Ora. Civita di Bagnoregio è un borgo bellissimo che si erge su una valle di calanchi, da vedere almeno una volta prima di morire. O prima che muoia lei, visto che è chiamata anche la “città che muore”. In effetti, questo piccolo paese arroccato è raggiungibile solo tramite un lungo ponte in cemento, per via dell’erosione della collina su cui si trova, che lo rende isolato ma anche sicuro. Gli abitanti accertati, infatti, sono 12, che stanno tutto il giorno a toccare ferro ma che, d’altra parte, possono lasciare la porta aperta, tanto a chi caspita va di farsi tutta quella salita per rubare qualcosa? Io stessa, a metà percorso, guardando in giù la valle sottostante, ho pensato che d’altronde ci sarà un motivo per cui non si chiama la città della gioia e della voglia di vivere.

SABATO – visita al parco di Bomarzo, meglio conosciuto come il “parco dei mostri”. È un luogo affascinante costruito intorno al 1500 su commissione di Pier Francesco Orsini, dove tra la vegetazione fitta sono state ricavate creature magiche e mitologiche nella roccia. Da vedere accompagnati e con mappa, ché se fosse stato per me starei ancora vagando tra gli alberi come in quella puntata dei Simpsons (per ricordare). Verso l’ora di pranzo ci spostiamo a Viterbo, dove proviamo la nuova applicazione MoveGlass (qui), un’esperienza di realtà aumentata per visitare la città tramite degli occhialini messi a punto da Epson. Immaginate un’audioguida dentro le ambientazioni di Matrix. Ora immaginate me, con il software con problemi di navigazione, che cammino per le strade di Viterbo accompagnata da una delle ragazze Move Glass. Sembravo la cieca di Sorrento che va a ritirare la pensione a braccetto con la nipote, pure un po’ svitata perchè gli occhialini ti danno modo di scegliere dei video che ti raccontano qualcosa della città. Quindi mentre la mia accompagnatrice mi forniva indicazioni sulla strada, io continuavo a sbagliarla perchè stavo vedendo il filmato della Macchina di Santa Rosa (per saperne di più), entusiasmandomi sulle note della sigla de Il Trono di Spade. Finito di andare a sbattere come una mosca contro il vetro, raggiungo il resto del gruppo al Gran Caffè Schenardi (qui), un caffè storico nel centro di Viterbo, di quelli tutti volte e navate, dove ci viene offerto il brunch. Che poi per me era pranzo visto che si era fatta una certa. Prima di iniziare la serata, abbiamo fatto ritorno in albergo per godere della piscina come le persone serie che vanno in villeggiatura. E come le persone serie ho fatto lo scivolo acquatico per settordici volte, arrivando alla fine con il pezzo sopra del costume a mo’ di cerchietto. Ci sarebbero anche delle prove fotografiche, ma credo che manterrò la dignità, oppure aspetterò di perdere mille kg. Arriviamo al clou del weekend, la 57esima edizione della Fiera del Vino a Montefiascone. Io già immaginavo calici in alto, stornelli romani e perdita dei freni inibitori, invece il tour comincia con una visita del paese. Dovete sapere che tutti questi borghi e comuni sparsi tra le varie province laziali, sono costruiti in modo tale da risultare più difficilmente attaccabili in caso di invasioni barbariche. E allora via a una serie di salite prima di arrivare alla Rocca da cui si gode uno dei panorami più mozzafiato sul lago di Bolsena. Quando arrivi in cima, non solo non vuoi più espugnare la città, ma ti è passata pure la voglia di vivere. E finalmente giunge il momento che aspettavo da quando ero salita sul treno per Orte, quello di bere. Ci apprestiamo alla discesa per fare un giro tra le cantine sparse tra i vicoli del paese e intanto veniamo a conoscenza della leggenda sul vino Est! Est!! Est!!!, tipico della tradizione vinicola di Montefiascone. Durante il periodo del Sacro Romano Impero, girava tra gli altri un vescovo – tale Johannes Dafuk – che era l’equivalente di Gascoigne ma col saio. Quest’uomo di Chiesa amava bere vini di qualità, così usava mandare in avanscoperta il suo coppiere, che doveva porre la scritta “est” accanto alle locande meritevoli. Arrivato a Montefiascone e una volta assaggiato il vino locale, non sapendo come descriverne l’eccellenza, scrisse tre volte “est” con un sacco di punti esclamativi. Morale della favola: Defuk si trasferì a Montefiascone, dove si spense per cirrosi epatica. Tra città che muoiono, parchi dei mostri e vescovi deceduti col fegato spappolato, fatta una doverosa grattatina ai gioielli di famiglia, inauguriamo la fiera. In poche parole: si è bevuto bene e si è mangiato meglio. Grazie Proloco di Montefiascone di esistere.

DOMENICA – Instagram raccoglie una serie di individui con disturbi della personalità, per cui è normale stare in vacanza e svegliarsi all’alba. Sprezzanti del pericolo, torniamo una seconda volta a Civita di Bagnoregio, per guardarla tingersi di rosa con i primi albori della mattina. Dire spettacolare è riduttivo, ma se andate lì per fare le foto, sappiate che avrete la luce e probabilmente Saturno contro, quindi vedrete il sole spuntare da dietro il paese con la solennità de Il Re Leone, ma l’immagine fotografata sarà scura. D’altronde si chiama la “città che muore”, non la “città che si lascia fotografare facilmente”. Finito di girare i vicoli del paese con ancora le caccole agli occhi, siamo stati accompagnati alle Terme Dei Papi (qui), una struttura termale che offre la possibilità di fare il bagno all’interno di vasche piene di acque sulfuree. Va detto che la temperatura delle piscine è elevata e, quindi, il mio consiglio è di andare in inverno per apprezzarne di più il calore, altrimenti, 40° gradi fuori, 40° gradi dentro, dopo poco comincerete ad avere le visioni di santità varie camminare sull’acqua. E qui, cari i miei vinelli, si conclude un fine settimana ricco, di persone e di luoghi, a cui ho avuto la fortuna di poter partecipare. Se tante volte voleste invitarmi anche solo alla sagra delle salsicce di mare, ve ne sarò grata a vita.

IMG_1645

Le Marche: una terra di panorami mozzafiato e slip

Oggi è una di quelle giornate in cui darei fuoco a casa pur di non mettere a posto e guardare, invece, la nuova puntata di True Detective. Allora scrivo così mi rilasso un po’ e siccome son tanto distratta, le polpette brucerò .

Ultimamente la mia vita si divide tra voglia di non fare niente e weekend fuori che me ne fanno venire ancora meno. Quest’ultimo, in particolare, sono stata nelle Marche, una di quelle regioni che non sai definire, salvo poi scoprire che è bellissima. Ma andiamo con ordine ché oggi non riesco a concentrarmi su nulla che non siano le mie unghie.

VENERDI’ – Prima tappa: Morolo (provincia di Frosinone), dove ho incontrato i ragazzi con cui sarei partita il giorno dopo. Era dal 1847 che non dormivo a casa dei genitori di un’amica, ma è stato un gradevole back to the future se solo non mi avesse fatto sentire che ormai è tempo di organizzare i pigiama party per i miei figli, altro che farmi preparare il caffè e latte dalla mamma di qualcun altro. Cose da fare se siete in quelle zone: fotografare tutti i vicoli che faranno impazzire la gente su Instagram, fermando il traffico locale. Andare a fare l’aperitivo al bar Celani (qui) e parlare di cose talmente frivole che anche il parrucchiere si rifiuterebbe. Assaggiare un hamburger con ingredienti a km zero (qui) e ordinare patatine fritte con venti salse diverse, impedendo a chiunque di mangiare prima di aver fatto mille foto, perchè noi siamo di Instagram e siamo il nuovo circolo astrofili del liceo. Cioè veniamo derisi da tutti e parliamo una lingua incomprensibile ai più. Dormire nello stesso letto con la tua amica, cercando di occupare meno spazio possibile dal momento che odi il contatto fisico anche con la tua stessa sorella.

SABATO – Partenza all’alba stile Fantozzi Subisce Ancora (per non dimenticare) armati di due bottiglie d’acqua e due pacchi di biscotti perchè la mamma è italiana anche quando è nata in Canada. Arrivo nelle Marche senza mai fermarci, idratarci o nutrirci perchè noi siamo di Instagram e non abbiamo bisogni fisiologici. Giusto il tempo di lasciare le valigie nell’appartamento trovato tramite Airbnb (sempre qui, consigliato se si vuole alloggiare in una casa privata senza essere dissanguati dall’opzione albergo, sconsigliato se avete i soldi pe’ fa’ na guerra), che ci vengono a prendere gli amici indigeni. Non nel senso di cannibali con i gonnellini di paglia, ma marchigiani che, avrei poi visto, usano quasi esclusivamente gli slip per andare al mare.

Ora, io ho scoperto che le Marche sono un gran bel posto, dove la natura è ancora in parte incontaminata e l’acqua se la batte con quella della Sardegna. Quello che avrei appreso di lì a poco è che io sono bionda dentro e fuori, una ragazza di città per cui il massimo del freeclimbing è salire le scale quando l’ascensore è fermo. Io sono cintura nera di mezzi di trasporto, andavo al liceo ai tempi in cui girava ancora l’eroina e i tossici chiedevano gli spicci alla stazione. Ho passato la fase gabber durante la quale ho fatto amicizia con personaggi dal coltello veloce. Ma appena vedo un sentiero mi prende il panico, ho paura che cadrò e mia madre saprà di me dal telegiornale. Anche se il sentiero è in piano, asfaltato e con le guardie svizzere, io me ne sbatto, sono di Instagram e ho il diritto di lamentarmi.

Oltretutto i marchigiani sono delle specie di stambecchi senza cellulite che corrono disinvolti da uno scoglio all’altro, da un precipizio all’altro e io non ho potuto fare altro che seguirli incerta sulle mie Converse, aggrappandomi a qualsiasi cosa mi sembrava solida, mentre tutti alzavano gli occhi al cielo perchè “da ando’ è uscita questa” (per i sottotitoli provate con Google Traduttore). Quando sono riuscita a scendere a valle, questo è stato lo spettacolo che mi si è parato davanti

Le Marche sono così, una bella donna chiusa in una torre circondata dai coccodrilli, che però ti aspetta senza mutande. Te la devi sudare.

Detto ciò, facciamo il primo bagno nelle acque della spiaggia San Michele, dove ho avuto il primo sentore che i pantaloncini da mare non sono arrivati in questa regione. Donne, sappiate che è un piacere solo quando dentro quegli slip c’è David Beckham, ma quando sarete all’altezza del pacco di Indro Montanelli poco prima della dipartita, mi saprete dire.

Tappa fissa è anche la spiaggia delle Due Sorelle, una lingua di sassi bianchi e acqua cristallina, raggiungibile solo via mare. E siccome noi siamo di Instagram, sputiamo sopra il comodo traghetto per prendere la canoa. Inutile dirvi che il gioco vale la candela, ma siate meno biondi di me, copritevi di protezione solare 100 + con la cazzuola prima di affrontare una traversata allo zenith.

Il pomeriggio dello stesso giorno facciamo un giro per il porto di Ancona e poi aperitivo al Passetto, la zona dove si erge il monumento ai caduti e dove io ho trovato un farmacista a cui ho implorato disperatamente di vendermi della morfina per le ustioni sulle gambe. Purtroppo mi ha dato solo dello stupido Foille, ma in compenso ho imparato il termine marchigiano per scottatura: “rosciolata”. Cosa ve ne farete quando starete bestemmiando tutti i santi per il dolore provocato anche da un filo d’aria, non lo so, ma d’altronde io sono di Instagram, non posso sape’ tutto io.

IMG_1225

DOMENICA – C’è stato un tempo in cui l’alba si faceva perchè non eri proprio andato a dormire, poi arriva la vecchiaia che porta con sé quegli hobby un po’ antiquati come la pesca o Instagram, che motivano la sveglia alle cinque di mattina. Direzione Portonovo, per vedere lo scoglio definito come “La Vela”. Nel caso ve lo chiedeste, sì, dovete camminare un po’ tra le rocce per raggiungerlo, anche se non siete di Instagram.

Il resto della mattinata l’ho passato su un tavolino all’ombra a fissare tutte le forme sotto gli slip, che neanche Cicciolina ne ha visti così tanti, finchè non è arrivato il momento che preferisco in assoluto: quello di mangiare. I nostri ospiti ci hanno portato in uno dei ristoranti affacciati sul mare (qui) per assaggiare le cozze selvatiche che vengono chiamate “moscioli”. Andando a cercare il nome del locale, ho trovato delle pessime recensioni e voglio che lo sappiate. Io però ci ho mangiato e non sono d’accordo. Si spende tanto? Opinabile, 38 euro per una sfilata di antipasti, due assaggi di primi, una frittura di gamberi e calamari e una di pesci misti, ottomila bottiglie di vino, amari e ammazzacaffè non mi sembra esagerato. D’altronde ho scoperto che il gusto è soggettivo, ma per me è stata la fine degna di un weekend faticoso ed emozionante, fatto di stradelli, bestemmie, amicizie appena nate, altre che diventano sempre più forti e paesaggi da togliere il fiato.

Però magari un’altra volta l’account Instagram non me lo apro.

Con il sudore del tuo volto mangerai la piadina

Cari amici uniti nella gioia e nel sudore, eccoci al riassunto settimanale delle precedenti puntate di “Agnese, un anno per capire un blog”.

Intanto voglio annunciare di aver ritrovato login e password di Aruba; ora mancano 50 euro e potrei ottenere un dominio tutto mio, che mi permetterebbe di urlare: “Il mio dominio per un gattino!”. Tante volte ve lo doveste chiedere, il mio compleanno è a dicembre, si accettano offerte votive.

Nel frattempo che racimolo questo gruzzolo, ho trovato il modo per: 1) stressarmi dietro un lavoro precario, 2) stressarmi dietro un amministratore il cui secondo nome è David Copperfield, 3) stressarmi per il caldo umido e schifoso. E nonostante ciò, sono riuscita a fare un weekend fuori con la scusa di un concerto a Ferrara.

Partenza il sabato mattina con comodo, giusto il tempo di rendermi conto di aver lasciato il portafoglio a casa, comunicarlo alla metà bestemmiante del cielo e tornare indietro per il recupero bottino. Primo stop, Cetona.

Cetona è un comune della provincia di Siena, dove anni fa i miei genitori comprarono una casa per trascorrere la pensione come vecchi lord inglesi. Raccontata così, la mia famiglia sembra parte della nobiltà romana, che ha fatto della Toscana il suo buen retiro. Invece i miei, che da sempre sognano il Devon e le figlie contesse di qualche “shire”, hanno trovato qui il giusto compromesso tra Casa Howard e una prole più vicina a Courtney Love che a Kate Middleton.

IMG_0847 IMG_0878

Lo sport ufficiale di Cetona è il dolce far nulla, sonnecchiare tirando le tende per far filtrare solo una lama di luce, mangiare come se non ci fosse un domani, oziare sotto l’ombrellone della piscina condominiale tra la lavanda e gli alberi da frutto. Uno sporco lavoro insomma.
La mia routine toscana, di solito, prevede: alzare al massimo un sopracciglio per dire “sì”, due per dire “ma de che stamo a parla’”. Evitare tutti i conoscenti dei miei da quando sono stati nominati baronetti della Val D’Orcia ad honorem, con la spiacevole conseguenza di dover salutare tutta la loro corte che arriva fino a Montepulciano. Sto scherzando, tranne quando dico che un tragitto di venti metri con loro diventa di due km dal momento che devono scambiare convenevoli con qualsiasi creautura vivente.
Infine, la mia giornata tipo si conclude al Caffè dello Sport, uno dei due bar che si affacciano sulla piazza di Cetona. Lì metto le gambe sotto il tavolo e non mi schiodo finché riesco a tenere gli occhi aperti, nutrendomi di tartine e calici di vino bianco ghiacciato. Se dopo settordici giri di Pinot le forze mi assistono, continuo in qualche ristorante oppure torno a casa a farmi ingozzare da mamma.
In assoluto, i miei posti preferiti dove mangiare sono quelli aperti da Nilo (Qui), un tizio strampalato che mi ricorda vagamente Charlie Chaplin e che in cucina ha le mani di fata.

Il giorno dopo partiamo alla volta di Ferrara per assistere al concerto dei Jesus and Mary Chain ( nel caso doveste esservi persi qualcosa degli ultimi trent’anni di musica, qui il mio live report del concerto).

Cercherò di riassumere la città emiliana nel periodo estivo con poche parole: è umida. Ma non umida della serie non è tanto il caldo quanto l’umidità. Ferrara è un bagno turco, è costruita sul vapore, le ragazze sono tutte ricce perchè non fanno in tempo a farsi la piastra ché il sudore increspa i loro capelli.
Ho scoperto, a tal proposito, due aspetti positivi. Intanto puoi ingurgitare tutta la birra che riesci e il giorno dopo hai il fisico di Belen, visto che è un continuo spurgare come le lumache. In più puoi sudare in santa pace, forte del fatto che è uno stato comune e nessuno ti giudicherà se hai pezzetti di carta appiccicati alla fronte o hai raccolto moscerini come glitter sugli occhi.

Quindi, donne, avvicinatevi con fiducia al comune di Ferrara.

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

Processed with VSCOcam with 6 preset

E questo, miei gatti indemoniati, è il racconto di come, per due giorni fuori, sto brucando insalata da una settimana. Il morale della favola è che i liquidi in eccesso si chiamano tali perchè le tossine espulse, le cacci dalla porta, ma rientrano dalla finestra.

Ps. Nel caso voleste andare a sudare in quel di Ferrara, io ho alloggiato in un albergo abbastanza spartano, ma pulito, centrale e con personale alla mano (Link per informazioni) e mangiato una piada farcitissima di calorie qui. Per tutto il resto c’è Mastercard. La vostra.